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La Chiesa ortodossa dell’Etiopia chiude dopo 27 anni il suo scisma

Un accordo, siglato nel clima di pace segnato dal riavvicinamento con l’Eritrea, risana una spaccatura lunga decenni. Prevista una coabitazione tra due patriarchi.

 

 

 

     Contagia anche l’antica Chiesa ortodossa dell’Etiopia la spinta alla pace impressa nel Paese dal premier Abiy Ahmed. Proprio mentre si moltiplicano i passi nella direzione di un accordo con l’Eritrea - con l’intenzione di porre fine allo storico conflitto tra le due nazioni - giunge la notizia di un altro accordo molto importante per la comunità etiope: quello che dopo 27 anni segna ufficialmente la fine dello scisma tra la Chiesa ortodossa etiope «ufficiale», guidata dal 2013 dal patriarca Mathias, e le comunità della diaspora rimaste fedeli all’ex patriarca Merkorios, deposto nel 1991 dopo la caduta del regime di Menghistu e vissuto durante tutti questi anni in esilio nel New Jersey. 

 

     La notizia dell’accordo è giunta da Washington dove, non a caso, il premier etiope Ahmed si trova in visita in questi giorni. L’intesa ecclesiale si inserisce infatti nel quadro più ampio del processo di riconciliazione nazionale che il politico quarantunenne - al governo ad Addis Abeba dalla primavera scorsa - sta portando avanti nel Paese.  

     Con i suoi 38 milioni di fedeli (intorno al 45% della popolazione) la Chiesa ortodossa etiope è una delle presenze cristiane più antiche e numericamente significative dell’Africa. Come la Chiesa copta dell’Egitto - a cui è stata per secoli legata - appartiene al gruppo delle Chiese ortodosse d’Oriente che nel 451 non riconobbero le conclusioni del Concilio di Calcedonia sulla questione teologica della natura di Cristo. Lo scisma che verrà sanato ora, però, è molto più recente e attiene alla recente storia politica dell’Etiopia. Si consumò infatti all’ombra del Derg, la giunta militare di stampo marxista che nel 1974 aveva posto fine all’impero di Hailé Selassié. 

 

     Dopo aver fatto imprigionare e poi uccidere l’allora patriarca Tewophilos, Menghistu aveva imposto infatti un rigido controllo sulla Chiesa ortodossa etiope. E proprio per questo motivo al tramonto del regime, nel 1991, i l patriarca in carica Merkorios - eletto tre anni prima - era stato costretto alle dimissioni dal nuovo governo, espressione del Fronte democratico rivoluzionario del popolo etiope (il partito di cui oggi il premier Ahmed è il leader). Appena giunto in esilio negli Stati Uniti Merkorios si era però rifiutato di riconoscere il nuovo patriarca eletto Paulos, sostenendo che l’abdicazione gli era stata estorta. Così nelle comunità della diaspora si era venuto a creare un Sinodo parallelo, sostenuto politicamente dagli oppositori del nuovo governo di Addis Abeba. E quando nel 2007 questo secondo Sinodo aveva proceduto alla nomina di nuovi vescovi le due gerarchie erano arrivate alla scomunica reciproca. 

 

     Ora invece l’accordo - sottoscritto ufficialmente nella cattedrale di San Michele a Washington e festeggiato dai canti della comunità ge’ez - prevede una riconciliazione piena con la restituzione della dignità di patriarca a Merkorios, ma all’interno di un unico Sinodo che sarà guidato per tutto ciò che attiene l’amministrazione della Chiesa da Mathias, il patriarca che in Etiopia è subentrato a Paulos dopo la sua morte. Il testo prevede che Merkorios possa fare ritorno ad Addis Abeba, dove per lui sarà predisposta una residenza all’interno del patriarcato. L’accordo specifica «che servirà la Chiesa nella preghiera e nella benedizione»; una descrizione dei doveri dell’ormai ottantenne presule etiope che ricorda molto il profilo scelto per sé dal Papa emerito Benedetto XVI. Anche se va aggiunto che nel caso etiope in tutte le liturgie verranno comunque citati nella preghiera i nomi di entrambi i patriarchi. Quanto ai vescovi creati dal Sinodo della diaspora saranno integrati nella gerarchia della Chiesa etiope , mentre le scomuniche verranno annullate.  

 

     L’accordo cita infine espressamente il contributo dato del premier Abiy Ahmed nei negoziati tra le due comunità: «Il Santo Sinodo - si legge nel testo - esprime il suo profondo apprezzamento e il suo grazie a lui e prega che tutti gli anni in cui sarà responsabile della guida del Paese siano un tempo di pace, amore, unità, progresso e prosperità». 

 

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Notizie sulla chiesa d'Etipia

Dal Consiglio delle chiese cristiane di Milano

 

L’Etiopia è un paese antico, ricco di cultura, con una propria lingua e un proprio alfabeto. Si trova localizzata nel Corno d’Africa. Il nome “Etiopia”, lo troviamo citato sulla Bibbia oltre 40 volte. 

“L’Etiopia tenderà le mani a Dio”, è stato scritto dal Santo Davide nel Salmo 68:32. 

Così anche il profeta Amos scrisse “Non siete per me come gli etiopi, israeliti? ” (Amos 9:7). 

Questo ci conferma che l’Etiopia è un paese di Dio.

L’Etiopia e l’Antico Testamento

L’Etiopia e gli etiopi sono sempre stati un paese e un popolo di Dio. Ci permettiamo di dire questo perché il popolo etiope ha sempre adorato Dio anche prima della nascita di Gesù Cristo, praticando l’Antico Testamento. Crede nella trinità e unicità di Dio.

Oggi, le tavole di Mosè le troviamo custodite e sorvegliate con tanto amore e rispetto presso la chiesa Tsion Mariam ad Axum. Ci sono inoltre dei grandi monasteri come Tana Haik, Mertolemariam. Tutto ciò indica che si tratta di una chiesa antica.

La regina etiope Saba ammirando la saggezza del Re Solomone e tutti i suoi capolavori disse “Sia Benedetto il Signore tuo Dio che si è compiaciuto di te tanto da collocarti sul trono di Israele” (1 Re 10:-9). Questa frase conferma la sua fede.

L’Etiopia prima della nascita di Gesù Cristo

Non c’è stato un periodo in cui il popolo etiope ha smesso di credere in Dio.

Re Solomone, osservando la grande fede e il fascino della Regina Etiope Saba, decise di conoscerla e ebbero anche un figlio, Menelik. Egli, una volta cresciuto, andò a trovare il padre Re Solomone, il quale molto felice del loro incontro, gli concesse le tavole di Mosè, (per gli Israeliti erano sacre e “arma” contro il nemico), con la raccomandazione di custodirlo con tanto onore e tanto amore.

Infatti oggi, troviamo le sacre tavole di Mosè (Arca dell’Allenza) custodite e sorvegliate con tanto rispetto nella città di Axum nella chiesa Tsion Mariam (dove prima venivano offerti sacrifici secondo riti dell’Antico Testamento, mentre oggi secondo il Vangelo), ed è un orgoglio per il popolo etiope. Turisti di tutto il mondo vanno a visitarlo.

Prima della nascita di Gesù Cristo, in Etiopia le offerte di sacrifici venivano effettuate ad Axum, Chiesa Mariam Tsion, a Mertolemariam, Tana Gedam… Oggi invece troviamo migliaia di chiese diffuse in tutto il territorio. La religione dell’Antico Testamento era molto praticata e questo lo notiamo dalla struttura dei luoghi di culto, i nomi dei preti e i vari monasteri.

Si può testimoniare tutto ciò che abbiamo provato a raccontare brevemente, facendo visita in Etiopia.

Etiopia dopo la nascita di Gesù

Quello etiopico, grazie alla fede e alla credenza nell’Antico Testamento, è stato uno dei primi popoli ad accogliere il Vangelo. Salmo 68:32 “L’Etiopia tende le mani a Dio”. Il cristianesimo fu accolto in Etiopia secondo il calendario etiope nell’ anno 35 d.C..

“Un eunuco, funzionario di Candace, regina di Etiopia, sovrintendente a tutti i suoi tesori, venuto per il culto di Pasqua a Gerusalemme, ritornava seduto sul suo carro leggendo il profeta Isaia. Filippo (uno degli apostoli) lo raggiunse e gli spiegò ciò che era scritto sul passo della scrittura, e successivamente lo battezzò”.  (Atti degli Apostoli 8:26-38)

Oltre 1’etiope, nel IV sec d.C. (secondo il calendario etiope), i due fratelli Abrha e Atsbeha, Re di Axum, Kesate Birhan Fireminatos, il grande padre Anberem e i nove santi ebbero un ruolo molto importante nel diffondere il cristianesimo e nell’evangelizzazione dell’Etiopia.

Le basi della fede ortodossa etiope

La chiesa ortodossa etiope è fondata su Gesù Cristo, ed è stata edificata sulla roccia di San Pietro. Crede in Gesù Cristo.

I punti fondamentali della fede ortodossa etiope sono:

  1. Crede nella Trinità, Dio è uno e contemporaneamente tre. Uno nel governare, nel creare, nel potere. Tre per il nome, per la struttura fisica, per l’opera che compie.

  2. Crede in Gesù Cristo che è sceso dai Cieli, nato dalla Vergine Santa Maria, battezzato a 30 anni, crocifisso, morto per salvare il mondo, ha sconfitto la morte e al terzo giorno è risorto nei cieli e tornerà per dare giudizi. Lui è Gesù Cristo Dio Creatore e Salvatore.

  3. Crede nell’unico Battesimo, in una Religione di un solo Dio, in una Santa Chiesa e nella Resurrezione dei morti.

  4. Crede nei cinque misteri della fede cristiana: Trinità, Gesù che divenne uomo, Battesimo, Comunione e Resurrezione.

  5. Crede nella Comunione e che durante la Messa, il sacro corpo e sangue di Cristo, con la forza dello Spirito Santo, si trasforma in un vero Corpo di Cristo e Sangue di Cristo.

  6. Crede che la Santa e Vergine Maria sia prescelta da Dio e che è superiore rispetto all’umanità ed è sotto Dio, quindi ci inchiniamo davanti a lei con grande onore e rispetto. Lei riesce a trasmettere le nostre preghiere a Dio. Ci inchiniamo con rispetto e preghiamo davanti ai Santi, alla Santa Vergine Maria, ai Martiri.

  7. La Domenica è un giorno sacro, giorno di Dio. Tra le grandi festività citiamo Natale, il Battesimo di Gesù, la festa dell’Alto monte, Osanna, Pentecoste, Venerdì Santo, Pasqua Giorno della Resurrezione, ricorrenza della Santa Vergine Maria Madre di Dio, e degli Arcangeli.

Le grandi festività

Ogni domenica mattina viene svolta la celebrazione della messa, insegnamento del Vangelo, e poi la congregazione giovanile. Ogni sabato sera vengono svolte preghiere in gruppo.

1 – il  27 dicembre la grande festa dell’arcangelo San Gabriele

2 – il 1° Maggio la grande festa di San Giorgio

3-  Il 21 Ottobre la grande festa di Abune Aregawi.

Queste date sono secondo il calendario etiope (quando le feste e le grandi ricorrenze cadono in giornate lavorative, vengono celebrate la domenica più vicina). 

Tutti gli anni Natale e Pasqua vengono festeggiati come le più grandi festività. Si rimane tutta la notte a pregare e cantare fra il 6 e il 7 Gennaio. Pasqua cade nel mese di Aprile.

La Chiesa etiope in Italia

Oggi, la chiesa Ortodossa etiope si trova in diverse parti del mondo: America, Europa, Africa, Australia, e nelle isole caraibiche. Consente così a tutti i suoi fedeli, etiopi emigrati per diversi motivi dal proprio paese di celebrare le diverse funzioni secondo il proprio culto.

In Italia troviamo due chiese ortodosse etiopi, e diverse congregazioni cristiano-ortodosse. Una è situata a Milano, Chiesa Feleghe Selam San Gabriele, fondata grazie alla volontà di Dio e l’impegno dei fedeli nel 30 dicembre del 2001. Oggi svolge diverse funzioni ecclesiastiche, catechismo, comunione e battesimo per i fedeli di Milano, Parma, Torino, Modena, Genova, Bologna.

A Napoli

Da qualche anno una piccola comunità cristiana di Etiopi immigrati è presente anche a Napoli. Per i servizi religiosi è seguita da un sacerdote che viene all'occorrenza da Roma.

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