La Commissione Diocesana

 

PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELL'UNITÀ DEI CRISTIANI

DIRETTORIO PER L’APPLICAZIONE DEI PRINCIPI E DELLE NORME SULL’ECUMENISMO

25 marzo 1993

 

 

La commissione o il segretariato ecumenico di una diocesi

42. Il Vescovo della diocesi, oltre a nominare un delegato diocesano per le questioni ecumeniche, istituirà un consiglio, una commissione o un segretariato con l’incarico di attuare le direttive o gli orientamenti che egli potrà dare, e, più generalmente, di promuovere l’attività ecumenica nella diocesi [52]. Laddove le circostanze lo richiedano, più diocesi possono riunirsi per costituire una commissione o un segretariato del genere.

43. La commissione o il segretariato sia rappresentativo dell’intera diocesi e, in linea di massima, comprenda membri del clero, dei religiosi, delle religiose e del laicato, con varie competenze, e specialmente persone che abbiano una specifica competenza ecumenica. È auspicabile che rappresentanti del consiglio presbiterale, del consiglio pastorale e dei seminari diocesani o regionali siano annoverati tra i membri della commissione o del segretariato.

Tale commissione dovrà cooperare con le istituzioni o organizzazioni ecumeniche già esistenti o che saranno istituite, avvalendosi del loro apporto quando se ne presenti l’occasione. Essa dovrà essere pronta ad aiutare il delegato diocesano per l’ecumenismo e a mettersi a disposizione di altre organizzazioni diocesane o di iniziative private per il reciproco scambio di informazioni e di idee. Sarebbe particolarmente importante che esistessero rapporti con le parrocchie e le organizzazioni parrocchiali, con le iniziative apostoliche dei membri di istituti di vita consacrata e di società di vita apostolica, e con movimenti e associazioni di laici.

44. Oltre alle funzioni che già le sono state assegnate, è compito di questa commissione:

a) tradurre in pratica le decisioni del Vescovo diocesano concernenti l’applicazione dell’insegnamento e delle norme del concilio Vaticano II sull’ecumenismo come pure i documenti postconciliari che vengono emanati dalla Santa Sede, dai Sinodi delle Chiese orientali cattoliche e dalle Conferenze episcopali;

b) mantenere rapporti con la commissione ecumenica territoriale (cfr. infra) e adattare i suoi consigli e i suoi suggerimenti alle condizioni locali. Quando la situazione lo richiede, è raccomandabile che si trasmettano al Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani informazioni su determinate esperienze e sui loro risultati, o altre informazioni utili;

c) favorire l’ecumenismo spirituale secondo i principi indicati dal decreto conciliare sull’ecumenismo e in altri punti di questo Direttorio riguardo alla preghiera, pubblica e privata, per l’unità dei cristiani;

d) offrire aiuto e appoggio, con mezzi quali sessioni di lavoro e seminari per la formazione ecumenica del clero e dei laici, per un’adeguata applicazione della dimensione ecumenica a tutti gli aspetti della vita, prestando una speciale attenzione al modo in cui i seminaristi vengono preparati a dare la dovuta dimensione ecumenica alla predicazione, alla catechesi e ad altre forme di insegnamento, nonché per le attività pastorali (per esempio, per la pastorale dei matrimoni misti), ecc.;

e) coltivare la cordialità e la carità tra i cattolici e gli altri cristiani con i quali ancora manca la piena comunione ecclesiale, seguendo i suggerimenti e le direttive che si daranno più sotto (in particolare ai nn. 205–218);

f) proporre e guidare conversazioni e consultazioni con loro, tenendo ben presente che è opportuno adattarle alla diversità dei partecipanti e dei soggetti del dialogo [53];

g) indicare esperti da incaricare, a livello diocesano, per il dialogo con le altre Chiese e comunità ecclesiali;

h) promuovere, in collaborazione con altre organizzazioni diocesane e con gli altri cristiani, nella misura del possibile, una testimonianza comune di fede cristiana e, allo stesso modo, un’azione comune in ambiti quali l’educazione, la moralità pubblica e privata, la giustizia sociale, le questioni connesse con la cultura, la scienza e le arti [54];

i) proporre ai vescovi scambi di osservatori e invitati in occasione di importanti conferenze, di sinodi, dell’insediamento di autorità religiose e in altre circostanze simili.

45. Nelle diocesi, le parrocchie dovrebbero essere incoraggiate a prender parte ad iniziative ecumeniche a livello parrocchiale e, quand’è possibile, a costituire gruppi incaricati di realizzare tali attività (cfr. infra, n. 67). Le parrocchie dovrebbero rimanere in stretto rapporto con le autorità diocesane e scambiare informazioni ed esperienze con esse, con le altre parrocchie e altri gruppi

 

 

La commissione della Diocesi di Napoli

per l'ecumenismo e il dialogo inter-religioso

 

 

La Commissione Ecumenica Diocesana, presieduta dal Delegato Diocesano per l’Ecumenismo, collabora nel compito di tradurre in pratica le decisioni del Vescovo diocesano concernenti l’applicazione dell’insegnamento e delle norme del concilio Vaticano II sull’ecumenismo;  aiuta il delegato diocesano per l’ecumenismo a  mantenere i rapporti con le parrocchie, le organizzazioni parrocchiali, con movimenti e associazioni di laici.

Attualmente la commissione è guidata da Don Vincenzo Lionetti, collaboratore del Servizio per l'Ecumenismo e il Dialogo interreligioso della Diocesi.

Don Lionetti  Parroco della chiesa dell´Immacolata Concezione a Cercola, succede nell'incarico a Mons. Mario Cinti dal settembre 2016.

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